Lettera a N (Ripansamenti)
Caro N.
Mi ha fatto piacere la chiacchierata con te sulle righe scritte poco più sotto riguardo al revisionismo di Pansa. La ricerca dell'ironia mi ha fatto sacrificare sfumature che però ritengo doverose.
Amo la storia. E i fatti di cui parla Pansa nei suoi scritti sono indubbiamente pezzi di storia. La storia che li nega non è storia, è propaganda e non mi interessa. Ma la storia deve essere scritta da storici. Deve essere scritta per amore e curiosità del periodo che si tratta, non per amore di vedere l'effetto sull'oggi.
Credo che la resistenza sia un periodo ancora troppo ravvicinato perchè lo si possa consegnare alla storia in maniera serena. Non perchè non sia passato abbastanza tempo, ma perchè in Italia sembra esserci una classe intellettuale e politica che ha paura d'assumersi la responsabilità di guardare al futuro ed è troppo ripiegata sul suo passato, forse perchè a destra hanno bisogno di autoassolvere il proprio credo di gioventù (anni '70), a Sinistra perchè lo rimpiangono.
L'operazione Pansa mi sembra l'autocelebrazione di un uomo di sinistra che pensa "Faccio l'alternativo-alternativo e consegno io alla storia un periodo facendo l'avanguardia che rompe un tabù, e, se mi va bene, entro nella storia anche io". Credo l'operazione troppo superficiale e narcisistica.
Ricordo il polverone scoppiato quando Violante disse più o meno...E' giunta l'ora di capire le ragioni dei ragazzi di Salò; di gente di venti anni che per un ideale è morta, se pur da una parte che non è la mia.
In quel caso si scatenò un pandemonio. Gente che fino a poco prima sosteneva di non essere mai stata fascista quasi commossa, gente a sinistra che accusò Violante di revisionismo.
In quel caso fui d'accordo con Violante (al di là delle ragioni che lo spinsero a sostenere la frase in questione) perchè se si vuole realmente consegnare un periodo alla storia non può prescindere dal provare a capire (non giustificare, nè approvare) le ragioni dei vinti.
E mi incazzai con quella parte di sinistra che in nome della memoria glie ne disse di tutti i colori. Ma quell'episodio mi pareva sintomatico di come il clima non fosse ancora ideale per passare da memoria a storia. E credo non lo sia ancora.
Se c'è ancora coinvolgimento si dimenticano, si escludono, non ci si cura del contesto storico in cui avvengono i fatti. Si ragiona come se il clima culturale di quel periodo fosse quello di oggi. E si commette un errore immane.
Dopo 20 anni di regime, 4 di guerra, 2 di occupazione tedesca, non si può pensare che, una volta liberato il paese tutti facessero pace in nome di un volemose bene. E' innegabile che il caos di quel periodo, il vuoto di potere abbia portato alcuni, singoli o gruppi ad approfittarsene. Contro fascisti, contro collusi, contro gente che non c'entrava nulla ma che stava sul culo. Non è giustificabile né comprensibile oggi, Non è giustificabile ma è comprensibile che sia successo allora.
Però, se è vero, ed è vero che in quel periodo sono stati uccisi partigiani cattolici, perchè la Democrazia Cristiana di allora non ha fatto emergere quei fatti? Perchè non ha ridimensionato il valore della resistenza? Perchè in un periodo in cui lo scontro con i comunisti non era, come oggi, un amarcord delle liti di compagni di scuola del sessantotto che si ritrovano compagni di banco in parlamento, la DC non ha usato l'arma della delegittimazione della resistenza sostenendo la Liberazione come opera degli americani e non ha infangato l'ANPI e le associazioni partigiane con la violenza con cui lo fa oggi Pansa?
Perchè per fare una patria, una democrazia e far si che le persone si identifichino in essa non basta una costituzione, servono eroi. E i partigiani lo sono stati. E, con tutti i difetti e tutti i limiti sono stati gli unici famosi eroi popolari (e collettivi) che l'Italia ha avuto dopo i Mille di garibaldi.
E servivano alla neonata repubblica.
E poi perchè gli errori di qualcuno non possono minare il valore di una storia collettiva e non possono essere utilizzati per rivalutare o assolvere chi, comunque, è stato dalla parte sbagliata. Perchè non basta essere morti per un ideale per essere assolti. Quale sia l'ideale, nella memoria, come nella storia, conta. Eccome se conta.
Mi piacerebbe capire come la prenderebbero gli attuali nostalgici di Salò e i parenti dei poliziotti morti per il terrorismo rosso se solo qualcuno provasse a dire (un Violante qualsiasi) bisogna capire le ragioni dei vinti riferendosi alle brigate rosse o se qualcun altro provasse a equiparare i brigatisti morti con i morti tra i poliziotti o gli uomini di stato sostenendo che entrambi sono morti perchè seguivano degli ideali.
Quindi, caro N. credo che, finchè la democrazia non diventa un valore realmente condiviso, la costituzione universalmente accettata e apprezzata, il nostro stato abbia ancora bisogno di eroi e memoria. Ai posteri, a freddo, il compito su questi temi di aggiornare la storia.