Io, Renato e Giacomo
Per la prima volta rientro nella categoria più amata da Renato Mannheimer, quella che lo esalta e che gli garantisce il posto di lavoro: gli indecisi.
Per anni sono stato la sua potenziale rovina. Il deciso, anzi, il militante che cercava di convincere gli altri. Fossero stati tutti come me, non avrebbe avuto lavoro lui e sarebbe stato un lavoro inutile il mio.
A dire il vero erano un po' tutti come me (il sistema politico e il voto in italia è sempre stato congelato) ma io e Renato non ce lo dicevamo.
Io continuavo a militare e cercare di convincere sapendo che non avrei convinto nessuno se non i già convinti, solo un po' delusi. Renato metteva i delusi tra gli indecisi e poteva continuare a lavorare.
Oggi non milito più, e sono eccitatissimo!! Per la prima volta sono un elettore 'di opinione'!!!!
I veterani della categoria non capiranno il mio entusiasmo da neofita, la mia inedita ebbrezza. Non capiranno, perchè immagino siano alla deriva del 'Tanto sono tutti uguali', 'tanto non cambia niente'.
Ma io mi godo l'ingenuo entusiasmo della prima volta. Mi vivo appieno questa sindrome di onnipotenza!
Dunque...Quasi quasi ti voto... Ennò, se dici questa cagata non ti voto più! Minaccio, terrorizzo, brandisco la matita come una spada, attendo la frase che mi arruffiana di più senza essere stucchevole, mi compiaccio e poi disprezzo e non voto... Che figata!
Posso permettermi di sedermi davanti alla TV e guardare dell'alto verso il basso quei 10 pirla che si sforzano di cercare il mio consenso... Tirarmela un po'.... Dire... ma... Non so... puzzi un po' di vecchio ... di riverniciato... Si, ah, tu sei il nuovo? Beh, poca esperienza...
Sono indeciso e quindi meravigliosamete libero; posso pefino dare un voto a Turigliatto, oppure immaginare la matita come un fallo e incidere un solco punitivo-sodomitico sul nome della Santanchè...
Posso farmi seghe mentali sul voto disgiunto, rivoluzionario alla camera, moderato al senato o viceversa. E posso pure pensarci; pensare se sia meglio dare il voto moderato alla camera e incazzato al senato, simulando pure le differenze nei resti, cercando nel mio voto un messaggio politico: ti voto ma voglio dire che potrei non votarti se non ti allei, se ti allei, se fai così o cosà... Ti condiziono!!! Decido io!!!!
Poi arriveranno le elezioni, e tutto si ridimensionerà. Il mio voto conterà come sempre quasi tendenzialmente un cazzo (pregio e limite del Santo sistema democratico) e la mia felicità svanirà, la dura realtà mostrerà il suo vero volto.
Ma, in fondo in fondo, lo diceva anche Leopardi, la felicità non è nel futuro, è nella facoltà immaginativa di un futuro, nell'aspettativa di un futuro. E più questa sarà grande, più la realtà sarà dura, lontana dall'immaginazione.
Ma oggi mi godo questi giorni d'allegrezza pieni che precorrono alla festa elettorale e trovo conferma del mio amore per il vecchio Giacomo.





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