Singolare e Plurale
Benedetto XVI

Benedetti sedicesimi!

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Singolare e Plurale
Benedetto XVI

Benedetti sedicesimi!

Profana tragedia /Canto7
Dell’ingresso nel palazzo e delle sue gerarchie. Di ciò che non si può sapere. Di quelli che non contano nulla, del terribile avvoltoio e di ciò ciò che accade nel palazzo al cambio di governo.
Un vento forte spalancò le porte
e ci sospinse dentro nel Palazzo
in cui entrar sol lice all'uomo forte.
“Quivi dimora chi più sta in sollazzo
nel tempo suo di quanto inver non stia
a riverir alcun come pupazzo ,
che più di lui sia in alto in gerarchia.
Perchè se pur appare assai influente,
tanta di questa allegra fetenzia
comunque ha da servir un più potente
come al Signor è solito il vassallo”.
Così Saverio fecemi sapiente.
“Sommo maestro con la mente in stallo
i' mi ritrovo dopo del tuo dire.
Dimmi acciocchè i' non rimanga in fallo:
se chi sta qui ha pur da riverire
un che più in alto sta di lui nel seggio,
V’è mai qualcun che può in grado salire?
Oppur, c'è un di cui tutti son peggio?
Un che non abbia mai da chieder scusa
e che giammai sia oggetto di dileggio?”.
E lui a me “Non far come chi abusa
nelle domande e per malo vizio
d'utilizzar la mente sua ricusa.
Del nostro viaggio questo è sol l'inizio
risposte avrai circa il palazzo ameno,
vera cagion d'italico supplizio,
non certo qui che siamo al pian terreno,
ma in luogo in cui l'entrar non è concesso
ad alcun giudice ed a me nemmeno.
Perciò trarrotti sol fin all'ingresso
Del piano alto in cui viene deciso
chi ha da gioir, chi dev' esser oppresso
chi sotto un ponte a Londra viene ucciso
chi salta in treno, in piazza o, con più stile,
a chi un caffè spegner deve il sorriso.
Altri ti mostrerà la razza vile
di cui “Io so” scrisse un intellettuale
che smise di saper su un arenile”.
“Tu che con il celar sì grande male
come chi tanto sa ma poco dice,
disturbo crei nell'area duodenale,
Almeno dimmi chi sarà Beatrice
che temo, se si tien la proporzione,
che più che angelica sia meretrice”.
Ei non rispose alla provocazione
Ma con lo sguardo assai commiserante
Guardommi come guardasi un coglione.
Andando i’non saprei ridire quante
porte trovai nel lungo corridoio,
ma dopo mille ancor ne contai tante
sì che al pensiero ancora io m’annoio.
Ognuna i nomi avea di funzionari,
marchiati sopra grezze targhe in cuoio,
di assessori e di parlamentari
di maggioranza e più d’opposizione
di manager d’azienda o d’enti vari
di faccendieri attenti a un’occasione.
“Oh Duca mio” diss’io senz’imbarazzo
È forse in me fallace convinzione
Oppur chi è qui non conta più d’un cazzo?”
“Il tuo parlar i’ lo somiglio ai ragli”,
il grezzo mio parlar lo fè paonazzo,
“ma nel farneticar qui non ti sbagli!
Quivi stan quei portati dall’invidia
di quelli fuori e dai loro abbagli.
Qui non s’ha da temer alcuna insidia
e nulla c’è che ti serva vedere;
ben altri sono i luoghi in cui perfidia
alberga e s’ammoglia col potere”.
Poi tacque e camminò sì lesto e fiero
Che a stento il passo suo riuscii a tenere,
finchè d’un tratto un avvoltoio nero
m’accolse orrendo ed io d’esser capace
di proseguire dubitai davvero.
Provò a calmarmi il Duca “Il rapace
per cui tanto forte timor t’assale
marmoreo è ed all’ingresso giace
dell’imponente androne con le scale
che recan là fin dove sta chi abusa
del poter suo e sa come far male”.
E mentre per fuggir cercavo scusa
anticipommi, sommo il suo disgusto,
inviso in viso e in voce sua delusa,
sì che m’astenni , quando un gran trambusto
fece tremare ogni cosa all’interno,
perfin dell’animal il tetro busto.
Il pio Saverio con fare paterno
Spiegommi la normale oscillazione
che avviene ad ogni cambio di governo.
A stento sol trattenni l’emozione;
e come quei che nuova cosa vede
e per capir vuol delucidazione,
m’accinsi quindi a far come chi chiede,
ma già il Maestro intese la domanda
“Or tu vedrai cader chi il posto cede
poi che l’urna ha deciso chi comanda.
La Nera forza che guida il palazzo
or gli sconfitti in palude manda
e son già pronti a entrar per il rimpiazzo
i servi della vincitrice fede;
ma sol nei piani bassi è lo schiamazzo
chè in alto v’ è chi mai la crisi lede;
ci son due che son lì ancor da Benito
e spesso al padre il figlio là succede.
E svenni, più sdegnato che stupito.
Due pesi e due misure
La CEI, che oggi non aveva linee politiche da dettare al premier, ha pensato bene di intervenire criticando la mediocrità di San Remo. Tace costantemente, invece, sulla volgarità imbarazzante del Grande fratello.
Ovvio
Il Grande Fratello è mediaset. E non lo si può toccare.
San Remo è invece Rai, e non ci si può nemmeno toccare...
Io sono peggiore di Beppino Englaro
Io sono peggiore di Beppino Englaro.
Beppino Englaro è un uomo dalla cui nobiltà devo imparare.
Perchè all'uomo che gli ha dato di fatto dell'assassino, all'uomo che gli ha detto che voleva solo togliersi un fastidio, all'uomo che si proponeva come un miglior padre per sua figlia di fronte a tutta italia, all'uomo che voleva dargli lezioni di amore, vita, morale... Ha risposto con un pudore a me ignoto. Ha risposto con il silenzio. Quando avrebbe potuto parlare.
Lo ha fatto perchè Beppino Englaro non specula sul dolore degli altri. Non specula nemmeno sul dolore di chi specula sul suo.
Io, non ne sarei stato capace. Io, questo, glielo avrei ricordato.
Marketing
Come ti trasformo un libro che non ha venduto un cazzo in un best-seller!
AIUTOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!